Si è concluso di recente il ciclo di seminari dedicati a un tema cruciale per chiunque operi nel mondo dell’assistenza e del volontariato: la comunicazione nella relazione di cura.
Prendersi cura di una persona cara è un atto d’amore profondo, ma quando l’assistenza si protrae nel tempo e si svolge in condizioni di allarme costante, il rischio è che l’amore si trasformi in un carico difficile da sostenere da soli
È da questa consapevolezza che è nato il ciclo di seminari promosso dalle associazioni Sentiero Facile e Sostegno & Zucchero, in collaborazione con l’Azienda USL di Reggio Emilia e l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE).
Gli incontri hanno esplorato la complessa dinamica della relazione di cura, offrendo ai partecipanti — sia professionisti sanitari sia caregiver familiari — strumenti teorici e pratici per migliorare la comunicazione e prevenire il sovraccarico emotivo.
- Le basi della comunicazione umana e la pragmatica della cura
Nel primo modulo, curato dal Prof. Luca Pingani, l’attenzione si è concentrata sull’atto comunicativo come comportamento elementare e vitale, il cui significato profondo risiede nel “mettere in comune” e nel costruire relazioni.
Esponendo gli studi della Scuola di Palo Alto, è stato ricordato un principio cardine: “non si può non comunicare”. Anche il silenzio, lo sguardo sfuggente o l’assenza trasmettono un messaggio potente, specialmente in un contesto delicato come quello della cura.
Un altro concetto fondamentale emerso è la distinzione tra
- contenuto : rappresenta l’informazione pura, i dati oggettivi, le parole che scegliamo di usare.
E la Relazione: rappresenta come ci proponiamo nel non verbale , sguardi, postura ecc
Molto spesso, i conflitti e i malintesi all’interno della famiglia o con i servizi sanitari non nascono da cosa ci si dice, ma da come lo si dice, ovvero dal piano della relazione che classifica e dà significato al contenuto.
- Comprendere il “Caregiver Burden”: l’Iceberg del sovraccarico
Il ciclo di seminari ha affrontato a viso aperto la tematica del Caregiver Burden (il carico emotivo e pratico che grava su chi assiste), analizzato dettagliatamente nelle sessioni guidate dal Dott. Mariano Virga.
Il sovraccarico cronico spesso non dipende da una mancanza di affetto, ma dal trovarsi in uno stato di “reperibilità emotiva cronica”, dove una parte della mente resta costantemente in allerta anche quando apparentemente non succede nulla.
Attraverso lo strumento del Caregiver Burden Inventory, è stato mostrato come il peso dell’assistenza assomigli a un iceberg:
- La punta dell’iceberg che è visibile (carico Oggettivo): è composto dal tempo materiale richiesto dall’assistenza, dalle incombenze pratiche, dalle crisi quotidiane e dall’impatto economico o lavorativo.
- La parte sommersa (carico Soggettivo): è la parte emotivamente più logorante, fatta di paura costante, ipervigilanza, senso di colpa, rabbia, impotenza e isolamento sociale (“sentirsi tagliati fuori”). Se non interrotto, questo circolo genera una vera e propria risposta allo stress cronico con sintomi fisici e psicologici del tutto sovrapponibili al Sovraccarico emotivo (esaurimento emotivo, disturbi del sonno, ansia e irritabilità).
Aiutare senza sostituirsi
- Un momento centrale della riflessione comune ha riguardato l’equilibrio tra aiuto e autonomia.
Molti caregiver cadono inconsapevolmente nella trappola dell’ipercontrollo: il pensiero radicato “se non controllo tutto io, succede qualcosa” spinge a sostituirsi completamente all’assistito, togliendogli spazi vitali di autonomia e scatenando dinamiche di ribellione o chiusura.
Si rischia così di oscillare pericolosamente tra due estremi relazionali altrettanto invalidanti:
- L’annullamento: il sacrificio totale di sé a favore dell’altro.
- L’abbandono: il distacco emotivo difensivo quando la situazione diventa insostenibile.
Dialettica e Validazione Emotiva
Come uscire da questo falso bivio? La risposta clinica e umana risiede nel percorrere una via di mezzo.
Una delle massime più significative condivise durante gli incontri recita: “Prendersi cura di sé è la condizione clinica necessaria per prendersi cura dell’altro.”
Essere dialettici significa accettare che due verità apparentemente opposte possono coesistere (es. “Capisco e accolgo il tuo dolore” e, al tempo stesso, “Questo comportamento specifico non va bene e ferisce entrambi”)
La sintesi perfetta di questo percorso è racchiusa nei versi della filastrocca condivisa in aula:
“Tra fare ogni cosa e non fare mai niente,c’è un sentiero di mezzo, più saggio e presente. Posso stare vicino senza bloccarti,posso mettere confini, continuando ad amarti…”
Questo ciclo di seminari ha confermato l’importanza di fare rete sul territorio.
Associazioni come Sentiero Facile e Sostegno e Zucchero continuano a impegnarsi al fianco dei caregiver e delle famiglie, promuovendo spazi di ascolto, formazione e condivisione affinché nessuno si senta solo lungo il cammino della cura.
Aipesp (associazione italiana persone esperte in supporto tra pari) appoggia e propone questo ciclo di seminari perchè contribuiscono alla formazione degli esp famigliari nella fase di relazione di cura




